A Coloriamo i Cieli i reportage di Sveva Sagramola
La giornalista prenderà parte alla rassegna “Il cinema colora l'ambiente” Un’esperienza decennale maturata nel campo dei più noti programmi televisivi sulla natura e l’ambiente, a cui si sono affiancati i lavori sui temi dell’universo giovanile, delle problematiche sociali, dello sviluppo del Terzo Mondo. Sveva Sagramola, nota giornalista e conduttrice da circa dieci anni del programma televisivo in onda tutti i giorni su RaiTre Geo & geo, sarà ospite dell’ultima edizione di Coloriamo i Cieli dove presenterà , nell'ambito della rassegna “Il cinema colora l'ambiente”, i suoi ultimi reportage dall’Africa.Sveva, che emozioni ti ispira la Festa degli aquiloni?«L’aquilone è un oggetto molto bello, è una cosa che richiama alla mente la purezza, la leggerezza e allo stesso tempo può diventare un modo per far scoprire a molti ragazzi di oggi, che spesso e quotidianamente rimangono incollati per ore davanti alla televisione o al computer, le attività all’aria aperta.L’aquilone è anche simbolo di libertà , penso al libro di Khaled Hosseini e al film da esso tratto e da poco uscito nelle sale cinematografiche, “Il cacciatore di aquiloni”».Conosci il Trasimeno?«Non conosco molto bene la zona, nonostante io sia per metà umbra, mio padre è di Terni. Partecipare a Coloriamo i Cieli sarà quindi l’occasione per scoprire e apprezzare questo territorio».Coloriamo i Cieli è da sempre anche un messaggio di amore per l’ambiente. Cosa pensi di queste iniziative che si fanno promotrici di tali valori?«Ritengo che siano fondamentali per preservare le piccole “perle” che permangono nel nostro Paese, ovvero quelle zone ancora non massacrate dalla presenza dell’uomo. In Italia abbiamo la fortuna di avere un enorme patrimonio culturale e, soprattutto, naturalistico per il cui mantenimento dobbiamo lottare. Ben vengano quindi tutte le iniziative di questo tipo che sono meritorie e importanti».Hai condotto e conduci molti programmi sulla natura. Qual è il messaggio che vuoi dare?«Vorrei sottolineare l’importanza dell’educazione ambientale, ad esempio quella all’interno delle scuole. Vorrei però evidenziare una cosa, che far conoscere è fondamentale, ma bisogna anche far “vivere” i luoghi e l’ambiente, ma in modo sostenibile».Durante Coloriamo i Cieli presenterai i tuoi ultimi reportage dall’Africa. Di cosa si tratta?«Sono dei reportage diversi l’uno dall’altro, per poter raccontare questo affascinante continente da differenti punti di vista.Nel primo, “Il viaggio e la dimora”, il film racconta lo stile di vita dei pastori nomadi Turkana del Nord del Kenya, un popolo sempre più in difficoltà a causa dell’impatto dei cambiamenti ambientali sul loro territorio. E’ una riflessione su questo stile di vita sostenibile, “leggero”, che molto ci può insegnare e far riflettere. Nel reportage si parla anche del grande lavoro di Amref, la più importante organizzazione sanitaria dell’Africa orientale.Il secondo servizio, “Senza traccia”, riguarda la riserva faunistica del Masai Mara, in Kenya. E’ uno dei più importanti paradisi della terra, dove si porta avanti un tipo di turismo eco-compatibile, dove l’impatto dell’uomo è zero. Qui vengono messi in atto tutta una serie di strumenti che rispettano l’ambiente.Infine, con “Piccoli grandi cuccioli”, rivolgiamo lo sguardo sulla lotta per la conservazione della natura; il film racconta i problemi legati alla conservazione dei rinoceronti e degli elefanti in Africa. Sono andata in Kenya a vedere come il WWF protegge il rinoceronte nero. Si vedono i progressi fatti negli ultimi anni e riporto la vita all’interno di un “orfanatrofio” per cuccioli di animali. Ho fatto un’intervista ad un custode, un tutor, dei piccoli orfani di elefante che un giorno, forse, riusciranno ad essere rimessi in libertà ».
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